Eruzione Etna turismo danni: fino a 24 milioni in 4 giorni
Assoesercenti stima tra 12,9 e 24 milioni di euro di spesa turistica esposta per quattro giorni di stop all’aeroporto di Catania.
Eruzione Etna turismo danni: fino a 24 milioni di euro a rischio in quattro giorni
L’eruzione Etna turismo danni: quattro giorni di forte disruption all’aeroporto di Catania, a ferragosto, con un traffico che sfiora i 40.500 passeggeri al giorno. Bastano questi numeri per capire l’ordine di grandezza dei danni che l’eruzione dell’Etna ha inflitto al turismo siciliano. Assoesercenti ha elaborato una prima stima: la spesa turistica potenzialmente esposta oscilla tra 12,9 e 24 milioni di euro, a seconda degli scenari considerati.
La base di partenza sono i dati del Bilancio di Sostenibilità SAC 2025: lo scalo etneo ha movimentato oltre 12,3 milioni di passeggeri nell’anno, con più di 1,25 milioni nel solo luglio, di cui oltre 570 mila internazionali. Sullo sfondo, secondo i dati Istat 2025 diffusi da Ansa, la Sicilia ha superato 22,5 milioni di presenze turistiche annue, con quasi 13 milioni di presenze straniere.
Come Assoesercenti ha calcolato la stima
L’associazione ha applicato tre scenari. Nello scenario prudenziale, il 20% dei passeggeri giornalieri è riconducibile alla domanda turistica, con una spesa media di 400 euro a viaggiatore: il volume di spesa coinvolto in quattro giorni si attesta a 12,9 milioni. Nello scenario intermedio, la quota sale al 25% con spesa media di 450 euro, per un totale di 18 milioni. In quello alto, 30% e 500 euro portano la cifra a 24 milioni.
Leggi anche:Regione Siciliana mobilita bus e treni per l'emergenza FontanarossaAssoesercenti chiarisce però che si tratta di spesa «potenzialmente esposta», non di danno certificato. Il dato reale emergerà solo con una rilevazione diretta su cancellazioni, mancati arrivi, soggiorni abbreviati, rimborsi e perdita effettiva di fatturato. L’associazione propone anche la creazione di un «Piano Etna, Continuità Turistica», con una cabina di regia permanente che coinvolga SAC, ENAC, ENAV, Regione Siciliana, Protezione civile, gli scali di Palermo, Comiso e Trapani, le compagnie aeree, Trenitalia e le imprese turistiche.
Le misure della Regione: bus, treni speciali e biglietti gratuiti
La Regione Siciliana ha attivato una serie di misure sin dalle prime ore. Il presidente Renato Schifani ha dichiarato che «La Regione è intervenuta fin dalle prime ore dell’emergenza per garantire soluzioni alternative e ridurre al minimo i disagi per i passeggeri», aggiungendo che «questa emergenza conferma la necessità di potenziare ulteriormente il sistema aeroportuale dell’Isola e, in particolare, lo scalo di Comiso, sul quale abbiamo deciso di investire nuove risorse per aumentarne capacità e operatività».
L’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò ha elencato le misure concrete: «Dall’inizio dell’emergenza a oggi abbiamo già organizzato oltre 100 corse speciali di autobus, che si sono aggiunte ai collegamenti ordinari attivati dalle compagnie aeree da e per gli aeroporti di Palermo e Trapani. Abbiamo inoltre predisposto, in collaborazione con Trenitalia, cinque treni speciali sulla tratta Palermo-Catania. A partire da oggi, tutti i passeggeri in possesso di un biglietto aereo con destinazione Catania, nel caso in cui fossero stati dirottati sul capoluogo siciliano, potranno utilizzare gratuitamente anche i collegamenti ferroviari ordinari in partenza da Palermo, semplicemente mostrando il titolo di viaggio del volo».
Comiso: alternativa geografica, non operativa
Sul ruolo dello scalo di Comiso come valvola di sfogo, Aricò ha chiuso ogni dibattito: «L’aeroporto Pio La Torre di Comiso, nonostante sia il più vicino geograficamente, non può rappresentare una soluzione alternativa in caso di emergenza legata all’attività dell’Etna in quanto non risulta idoneo ad assorbire il traffico dirottato dall’aeroporto di Catania. Lo scalo ibleo, infatti, dispone di sole sei piazzole di sosta per gli aeromobili, una capacità che non consentirebbe di gestire i volumi di traffico e il numero di aerei necessari a garantire la piena operatività dei collegamenti».
La giunta regionale, su proposta di Schifani, ha comunque deliberato all’unanimità di individuare nuove risorse finanziarie da investire nel potenziamento dello scalo ibleo, oltre a quelle già destinate all’area cargo.
Un danno che si estende a tutta l’isola
Al di là delle polemiche sulla governance aeroportuale e sulla comunicazione delle compagnie aeree verso i passeggeri, la dimensione del problema supera la singola emergenza. Migliaia di persone bloccate per giorni tra gate e sale d’attesa, famiglie senza sistemazione, voli dirottati: un carico che le strutture ordinarie non erano attrezzate ad assorbire, soprattutto nel picco di agosto.
Il danno, del resto, non si esaurisce nei giorni di stop. L’impatto sull’incoming, cioè sul flusso di visitatori che arrivano da fuori regione e dall’estero, si riversa a cascata su alberghi, ristoranti, guide turistiche, noleggi e commercio. Non un problema circoscritto allo scalo etneo, ma un contraccolpo economico che riguarda l’intera Sicilia.
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