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“C’era un ragazzo” … immortale: Gianni Morandi

DI MARCO PITRELLA · 20 SETTEMBRE 2026 · AGGIORNATO ALLE 18:01 · ⏱ 3 MINUTI DI LETTURA
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“C’era un ragazzo” … immortale: Gianni Morandi

Meglio di così, con Gianni Morandi, non si poteva chiudere la stagione dei concerti alla Villa Bellini di Catania; come si dice, in casi come questo: un grande, grande, gran finale.

“C’era un ragazzo …”, uno degli “intro” più famosi della musica leggera italiana, è il nome del tour e quel ragazzo, ora, che di anni ne ha 81, a vederlo sembra quello di allora.

Una chitarra acustica, piano, piano, scende sul palco, e appare lui, vestito di bianco, mentre tutti si aspettano di sentir quell’ “intro”, per l’appunto, e poter intonare l’amore verso i Beatles e i Rolling Stones, il ripudio della guerra e il ta-ta-ta-ta-ta (che evoca il na-na-na-na-na- di Hey Jude) è ancora il manifesto di un intera generazione, Morandi, a sorpresa, canta “vitti na crozza”.

Definire il concerto uno spettacolo televisivo – ma dal vivo –  non è per nulla audace, la regia è impeccabile; il primo video che scorre è una quercia, piantata dall’artista e che lo ha accompagnato e lo accompagnerà per tutta la tournee.

Chi c’era ha compreso perché da sessant’anni, Morandi, è “l’eterno ragazzo”.

Le ha cantate tutte, e con lui hanno cantato i meno giovani, i più giovani e persino i giovanissimi, cosa che, detto sinceramente, ha stupito chi scrive; un ideale passaggio di testimone, in sostanza, che va dai nonni ai nipoti, passando per i genitori.

Che poi, a dirla tutta, questo dovrebbe essere un obiettivo dell’arte in generale e della musica in particolare: unire le generazioni.

“Cosa sarebbe il mondo senza la musica?”, si domanda e domanda, il cantante.

Morandi continua a incantare, dunque, e il segreto è probabilmente nella sua capacità di meravigliarsi, giorno dopo giorno; e la meraviglia, è lui stesso a spiegarla, “non è figlia dell’eternità ma della realtà”.

“Ci sta dentro”, tanto per usare lo slang attuale, Morandi; basti pensare al seguito che ha sui social, spesso e volentieri con la sua simpatia e spontaneità diventato assai virale coi suoi post.

A conferma, durante tutta l’esibizione, Morandi, non s’è mai abbandonato ai ricordi ma ha semmai ricordato il passato, il che è ben diverso, mai con nostalgia ma sempre con una punta d’ironia, come quando, a un certo punto, sul “Cantagiro” dice: negli anni ’60 non erano i ciclisti a girar per le strade d’Italia ma erano i cantanti”.

Ma l’omaggio più toccante, e certamente per quello che è per tutti “il nostro caro angelo”, Lucio Dalla, previo aneddoto che riguarda il 1988, anno in cui il disco “Dalla Morandi” fu superato in classifica da “Jovanotti for President”, album d’esordio di un certo Lorenzo Cherubini, detto per l’appunto Jovanotti, che negli anni a seguire, fra l’atro, scriverà canzoni proprio per Morandi.

Ma è per Lucio Dalla, dicevamo, l’omaggio, e dal maxischermo appare un vecchio sketch TV, LA parodia di un incontro di box tra il “leone di Monghidoro”, Morandi, e il “nano di Bologna”, Dalla, così indicati ironicamente da un arbitro d’eccezione: Nino Benvenuti, due volte campione del mondo di pugilato.

E Morandi, visibilmente emozionato canta le canzoni dell’amico, una su tutte “Piazza Grande” e si ferma a raccontar dell’amicizia e della rivalità, sana rivalità, tra i due; “durante un concerto, mentre suonava il piano, Dalla, mi guardò e mi disse: “con me puoi al massimo pareggiare”.

Cala il sipario con “scende la pioggia” – quella medesima pioggia fortunatamente scongiurata dal sabato uggioso – brano con cui Morandi vinse “Canzonissima” nel 1968.

A conclusione, tutto il pubblico s’è alzato, non c’era più tribuna o platea, tutti stretti a godersi gli ultimo momenti; Morandi, con grande maestria ne è consapevole, e perciò fa ballare il suo pubblico con “Banane e lampone”.

Ma il finale è contemporaneo: un selfie, come è giusto che sia.

Perché Gianni Morandi, in fondo, “l’eterno ragazzo” che rimarrà immortale.

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